Scomode Verità su Giulio Regeni /2: Maha Abdelrahman
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Scomode Verità su Giulio Regeni /2: Maha Abdelrahman

Una professoressa dell'università di Cambridge passava le informazioni di Regeni a qualcuno al di fuori dell'ambiente accademico? Per Mario Mori gli indizi sono sufficienti per puntare il dito su Maha Abdelrahman e sui servizi inglesi. Relatrice della tesi di dottorato di Giulio Regeni, Abdelrahman è secondo il generale Mori vicina ai Fratelli Musulmani ed ha coordinato Regeni durante le sue ricerche. Posizione resa scomoda dal fatto che i Fratelli Musulmani hanno un conto in sospeso con l'attuale governo egiziano.

Prosegue da Le scomode verità su Giulio Regeni /1: Oxford Analytica

Siamo nel 2013 a un anno dalle prime elezioni libere dell'Egitto che hanno portato il leader dei Fratelli Musulmani Mohamed Morsi alla presidenza del paese quando il generale Al Sisi assume la presidenza con un colpo di stato disarcionando Morsi e il suo movimento dalla guida politica del paese. Morsi è in prigione in attesa di giudizio, sfuggito per un soffio ad una sentenza di morte1 e chiunque abbia legami con il governo deposto è messo sotto controllo da uomini e donne di polizia e intelligence più o meno addestrati. Nessuno che si occupi professionalmente del regime egiziano lo ignora, e per questo si è levata più di una voce di reprimenda dallo stesso mondo accademico. Il criminologo dell'università di Oxford Federico Varese ha studiato come Regeni a Cambridge e calca la mano col carboncino sulla tela egiziana:2

Hanno approvato un tema di tesi che sapevano avrebbe messo in grave pericolo la vita di Giulio [...] Le due relatrici (supervisors) di Regeni erano ben consapevoli del rischio che avrebbe corso. In diverse interviste, Anne Alexander e Maha Abdelrahman ci raccontano come la morte dello studente faccia parte di una più ampia strategia del regime di intimidire, torturare e uccidere attivisti, sindacalisti e studiosi, e giustamente stigmatizzano la deriva autoritaria di Al Sisi. Ma allo stesso tempo ammettono di aver approvato uno studio che ben sapevano avrebbe messo in pericolo Regeni, senza avere alcuno modo di proteggerlo, proprio perché il giovane italiano era un outsider, non abbastanza attivista per essere protetto e creduto da tutti gli attivisti, e niente affatto spia per essere protetto da altri apparati (va ricordato che neppure i regimi più autoritari vanno in giro a trucidare le spie straniere). Quando Regeni scriveva di sentirsi in pericolo, i suoi docenti avrebbero dovuto immediatamente convincerlo a tornare a Cambridge. È inoltre estremamente pericoloso rimanere così a lungo in uno stesso luogo.2

Dello stesso avviso il professore di Storia ad Harvard Khaled Fahmy racconta come il regime abbia trasformato gli studenti in oggetto di indagine3. Secondo il professore in Egitto vi sarebbe un clima in cui "i media incoraggiano i cittadini a denunciare gli stranieri alla polizia come possibili spie" specialmente se arrivano "da grandi istituti di ricerca, parlano benissimo l’arabo".

L'incontro dimenticato

Abdelrahman è stata ascoltata dagli inquirenti italiani4 all’epoca dei funerali di Giulio Regeni e prima di chiudersi nel silenzio la professoressa ammise di aver incontrato Regeni al Cairo dopo Natale ma di aver dimenticato l’argomento della discussione. Poche settimane prima, l'11 dicembre 2015, Regeni partecipò ad un’assemblea sindacale di cui lo stesso Regeni scrisse con lo pseudonimo di Antonio Drius5 sul sito di un’agenzia stampa e sul quotidiano Il Manifesto.6

L’assemblea riunì nella sala del Centro Servizi per i Lavoratori e i Sindacati (Ctuws) numerosi attivisti dei sindacati indipendenti attivamente ostacolati dal governo Al Sisi. Gli attivisti contrastavano le politiche neoliberiste dell’era Mubarak prima e lo stato di emergenza del generale Al Sisi. Il generale infatti dopo aver rovesciato il governo dei Fratelli Musulmani ha legittimanto di fatto il solo sindacato ETUF schiacciando e marginalizzando i sindacati indipendenti contro i quali il governo emise una circolare ministeriale che individua come interlocutore privilegiato proprio l’ETUF a scapito delle altre rappresentanze.

A firmare la dichiarazione di chiusura dell’assemblea furono circa cinquanta sigle sindacali diverse che decisero di formare un comitato per avviare una campagna nazionale che conducesse a una manifestazione unitaria da tenersi molto probabilmente in piazza Tahrir e che avesse fra gli obiettivi il contrasto della legge 18 del 20157 sulla pubblica amministrazione. Il clima dell'assemblea descritta da Regeni faceva preludere a una organizzazione di un evento antigovernativo:

Gli interventi si sono succeduti a decine, concisi, spesso appassionati e con un taglio molto operativo: si trattava di proporre e decidere insieme il “cosa fare da domani mattina”, un appello ripetuto come un mantra durante l’incontro, data l’urgenza del momento e la necessità di delineare un piano d’azione a breve e medio termine. [...] L’idea è quella di organizzare una serie di conferenze regionali che portino nel giro di pochi mesi ad una grande assemblea nazionale e possibilmente ad una manifestazione unitaria di protesta.5

Stava nascendo sotto gli occhi di Regeni l'embrione di una organizzazione antigovernativa. Ma ben altri occhi stavano tenendo d'occhio la sala e Regeni si accorse di essere stato fotografato da una sconosciuta, circorstanza confermata da tre ricercatori contattati dal pubblico ministero italiano durante le indagini. Difficile escludere che un timore che Regeni aveva manifestato a semplici ricercatori non fosse a conoscenza della sua relatrice Abdelrahman, specie quando la stessa si scomodò di giungere al Cairo per incontrarlo.

La professoressa Maha Abdel-Rahman nel 2012. [2]

Sindacati infiltrati

I sindacalisti secondo il ricercatore cercavano nella loro azione anche appoggi in Europa:

La strada appare ancora lunga e accidentata, ma è unicamente da questi fermenti sociali che può scaturire la speranza per un Egitto realmente democratico. E gli sviluppi di queste iniziative meritano di essere seguiti con attenzione e vicinanza, anche da questa parte del Mediterraneo. Sono gli stessi sindacalisti egiziani che ce lo chiedono, facendo appello a realtà sociali simili a loro in Italia e in Europa, per sviluppare forme di scambio, solidarietà e cooperazione che possano rafforzarli e incoraggiarli in questa delicata fase storica.

Come è emerso successivamente nel sindacato non si aggiravano solo anonimi fotografi ma vi partecipavano attivamente figure ambigue. L'ormai ex capo del sindacato degli ambulanti Mohamed Abdallah vendette Regeni perché "faceva troppe domande"8 e lo stesso Regeni ne scrisse con toni rassegnati alla richiesta di denaro che gli fece Abdallah: "Pensavo che la sua disponibilità fosse per far del bene al sindacato. Non è così. Mohamed è una miseria umana".Regeni venne filmato a sua insaputa e il filmato passato alle autorità egiziane.

Quando la ricerca etnografica di Regeni sconfinò nell'attivismo? Il fervore di Regeni nel suo argomento di ricerca potrebbe essergli stato fatale quanto l'essere rimasto un bersaglio fisso in un luogo caldo come sostiene Varese:2

[Un] aspetto preoccupante consiste nella pratica di molti studiosi di incoraggiare i loro studenti a «scegliere una parte», a schierarsi e quindi a diventare in qualche modo loro stessi attivisti sul campo. Dobbiamo insegnare ai nostri studenti che la ricerca condotta per il dottorato non deve essere confusa con l’attivismo e che l’importanza del capire deve sempre essere superiore a quella del credere.

L'attivismo della professoressa Abdelrahman potrebbe aver influito sui movimenti del suo ricercatore, e il suo "non ricordo" insieme a quelli della istituzione di cui fa parte non aiutano la ricerca di una verità scomoda.

Destinazione piazza Tahrir

Il 25 gennaio 2015 è un giorno speciale, l'anniversario delle rivolte di piazza Tahrir. Le strade deserte, l'allerta alta. Regeni sta andando a un appuntamento nella piazza dell'anniversario, nella piazza che quell'assemblea sindacale aveva pensato di convocare una manifestazione contro il governo. Quell'assemblea in cui era stato fotografato fra sindacalisti fra i quali si nascondeva chi l'aveva venduto.

La ricerca attiva di Regeni si conclude probabilmente a due fermate di metropolitana dopo la sua casa al Cairo dove una donna dice di aver visto la polizia fermare uno straniero.3,9 Verrà trovato denudato in un fossato nel primo tentativo di depistaggio da parte dei suoi assassini. Tentativi che, continuati fino ad oggi, creano una cortina fumogena sul caso Giulio Regeni, ricercatore.

Manifestazione a Piazza Tahrir l'8 febbraio 2011. [1]

Note

  1. What's become of Egypt's Mohammed Morsi?, BBC News, 22/11/2016
  2. Giulio Regeni mandato allo sbaraglio dai suoi docenti inglesi, La Stampa, 19/02/2016
  3. "Egitto, è caccia agli stranieri", parla lo storico Kahled Fahmy, l'Espresso, 11/02/2016
  4. Caso Regeni, anche la facoltà di Cambridge sceglie di non collaborare alle indagini, l'Espresso, 07/06/2016
  5. Giulio Regeni alias Antonio Drius, L'Egitto degli scioperi cerca l'unità sindacale, Nena News, 14/01/2016
  6. Giulio Regeni, In Egitto la seconda vita dei sindacati indipendenti, 5/2/2016, il Manifesto
  7. Law No. 18 of 2015 concerning the Civil Service, ILO (UN), 12/03/2015
  8. "Ho consegnato Regeni alla polizia", Il Fatto, 29/12/2016
  9. Spunta un video segreto di Regeni. La prova del depistaaggio egiziano, Corriere della Sera, 24/01/2017

Foto

  1. Mona su Flickr, licenza CC-BY
  2. Maha Abdelrahman, Stanford FSI