SCANDALISTI.COM

Scuole e asili per rilanciare l’occupazione

I dati ISTAT provvisori fotografano un dato sconfortante nelle fasce d’età centrali degli occupati che perdono da 116.000 a 124.000 occupati. Intanto quasi un terzo della forza lavoro in cerca di un lavoro con meno di 24 anni rimane disoccupata. Che fare?

La proposta del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli di portare l’età dell’obbligo a 18 anni attaccherebbe la disoccupazione giovanile ma per rendere profittevole questo altro tempo che i ragazzi trascorrerebbero nella scuola dell’obbligo occorrerebbe assumere nuovi insegnanti.

Nel maggio 2017 il Miur ha raggiunto l’intesa con il Mef per l’assunzione di 52.000 insegnanti, 21.000 posti liberati dai pensionamenti, 16.000 posti vacanti e 15.100 posti fino ad allora coperti da supplenti.

Una modifica dell’età dell’obbligo potrebbe aumentare la domanda di insegnanti, a tutto vantaggio dell’occupazione. Un altra battaglia da combattere sarebbe quella contro i tassi di abbandono.

Asili nido

Anche nelle fasce d’età meno sospettabili che si combatte l’abbandono scolastico. Secondo un recente intervento comparso su lavoce.info ad opera dei due professori di economia Giorgio Brunello e Maria de Paola, se si aumentassero oggi i posti negli asili nido i tassi di abbandono scolastico potrebbero iniziare a calare fra il 2027 e il 2032.

È infatti nella fascia fra gli 0 e i 3 anni che i bambini, specie se provenienti da realtà difficili, possono sviluppare un tipo di socialità in assenza della quale saranno portati ad abbandonare la scuola quando diventeranno adolescenti.

Aumentando il numero degli asili nido le madri potrebbero entrare prima nel mondo del lavoro, aumentando il tasso di partecipazione femminile che in Italia langue e aprendo nuove posizioni per gli insegnanti dei nidi.

Partecipazione nell'istruzione formale dei bambini fino a 3 anni d'età in ore a settimana, 2013 (%) Fonte: Eurostat (ilc_caindformal)

In Italia solo 1 bambino su 5 al di sotto dei tre anni va all’asilo nido, e di questi solo poco più della metà lo frequenta per più di sei ore al giorno su cinque giorni lavorativi (Eurostat 2013). In Francia per fare un paragone sono 2 su 5, in Svezia uno su due.

Dati che ci collocano sotto la media UE a 28, dove anche paesi entrati di recente nell’Unione come la Slovenia hanno più bambini al nido.