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Occupazione, ancora menzogne: "record da 40 anni"

Gli occupati non sono mai stati così tanti da 40 anni. Così almeno secondo i principali giornali che commentano i dati ISTAT.

Lavoratori precari, galoppini del cibo d'asporto in bici, robot umani dei siti di commercio online, contratti rinnovati di mese in mese, tutto contribuisce alla cifra di 23 milioni e 183 mila occupati che è la cifra che si paragona con le serie storiche fino al 1977. Quando però la popolazione contava 4 milioni di persone in meno. 

Insomma, devi essere un inetto per non trovare lavoro nel 2018 nel paese del Bengodi. Ma è davvero così?

L'ISTAT usa tre parametri diversi: disoccupati, occupati, inattivi.

  • I disoccupati sono i non occupati fra i 15 e i 74 anni che cercano attivamente lavoro.
  • Gli inattivi non hanno occupazione e non la cercano.
  • Gli occupati sono quelli che lavorano almeno un'ora la settimana.

Dimentichiamo per un attimo che secondo l'ISTAT chi lavora un'ora la settimana è occupato, il che ne fa un occupato a pancia vuota. Il dato che ci interessa maggiormente è quello meno citato dai giornali seri, il tasso di occupazione

Nel novembre 2017 il tasso di occupazione 16-64 anni era stimato nel 58,36%. Meno di due terzi sul totale di chi potrebbe lavorare.

Fra i giovani di 15-24 anni solo il 17,7% lavora mentre il 61,6% lavora fra i 25-34 anni, il 73% fra i 35-49 anni e il 60,1% fra i 50-64 anni. La classe che apparentemente sta meglio, quella fra i 35 e 49 anni, è quella che invece ha perso 161mila posti di lavoro. Persone lasciate a casa quando la loro appetibilità per il mondo del lavoro diminuisce.

Il vero boom lo fanno gli ultracinquantenni che guadagnano su base annuale 396mila posti di lavoro. Mentre nella classe fra i 25 e i 34 anni il lavoro precario, spesso spogliato di diritti elementari oltre della progettualità per il futuro, è ormai la regola.

Povertà e precariato

In un report ISTAT uscito in periodo balneare su dati 2016, il ritratto dell'Italia che emerge è di famiglie sempre più povere. Il report ha subito spernacchiamenti vari dagli addetti ai lavori per aver rispolverato una divisione di classe opinabile nell'analisi della povertà.

Ecco i dati 2016 della povertà assoluta per famiglie di un gruppo sociale con le variazioni dal 2014, in grassetto chi si è impoverito dal 2014:

  • Famiglie a basso reddito con stranieri 30,1% (+8,1%)
  • Famiglie a basso reddito di soli italiani 10,9% (+2,1%)
  • Famiglie tradizionali della provincia 9,9% (Invariato)
  • Anziani sole e giovani disoccupati 9,7% (+1,1%)
  • Famiglie degli operai in pensione 4,6% (-0,5%)
  • I giovani blue-collar 3,8% (-0,5%)
  • Le famiglie di impiegati 2,3% (+0,7%)
  • Le pensioni d'argento 1% (-0,8%)
  • La classe dirigente (dati assenti)

Chi stava peggio nel 2014, le famiglie a basso reddito, ha peggiorato la propria condizione. Anche gli impiegati sono stati coinvolti dalla povertà assoluta mentre gli operai vecchi e nuovi hanno resistito. Giovani disoccupati e anziani soli invece sono diventati sempre più poveri.

Questi dati dovrebbero completare il quadro: meno di due terzi delle persone lavorano, e chi era povero lo sta diventando sempre di più mentre i servizi essenziali come la salute soffrono di tagli significativi.

Per le buone notizie leggete invece chi parla di record degli ultimi 40 anni, la scelta è ampia.