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Milano: Notaio abbassa le tariffe, Ordine gli chiude lo studio. Antitrust indaga

Studio chiuso da luglio e dipendenti scappati per Paolo De Martinis. Notaio milanese, De Martinis colse al balzo la liberalizzazione delle tariffe notarili introdotta dalla Legge Bersani facendo quello che fa qualsiasi operatore in una economia di mercato: abbassa le tariffe per battere la concorrenza. Così quando gli altri notai chiedevano 1.800 euro per un rogito De Martinis ne chiedeva "solo" 900.

Per le regole scolastiche della domanda e dell'offerta non ci volle molto perché De Martinis diventasse popolare fra chi voleva risparmiare sulle prestazioni. Il suo studio toccò tremila pratiche per un giro d'affari di tre milioni di euro l'anno ha riportato l'Espresso. Ma insieme alla popolarità sono arrivate le attenzioni poco premurose del Consiglio Notarile di Milano che ha fatto quello che fa qualsiasi oligopolio verso chi rompe le fila: lo attacca e lo isola. Iniziano piccole vessazioni fra le quali richieste improbabili di documenti e poi seguono gli scontri nelle aule di tribunale e le sospensioni disciplinari, l'ultima delle quali gli impedisce di riaprire lo studio fino a maggio del 2017.

La misura a quel punto è colma e De Martinis denuncia il Consiglio dell'Ordine all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, il cane da guardia delle liberalizzazioni. L'Agcm inizia gli accertamenti e la Guardia di Finanza entra negli uffici del Consiglio dell'Ordine. Finite le ispezioni, il 17 gennaio di quest'anno l'Antitrust apre l'istruttoria I803 con motivazioni che danno credito alle tesi di De Martinis:

[A]ttraverso una pluralità di condotte, il Consiglio avrebbe perseguito l’obiettivo di indurre i notai del distretto a limitare, sotto il profilo quantitativo, la propria attività, così restringendo il confronto concorrenziale tra gli stessi e conducendo, in ultima analisi, ad una ripartizione del mercato e ad una limitazione della concorrenza di prezzo, in violazione dell’articolo 2 della legge n. 287/90.

La norma violata non sarebbe la Legge Bersani ma la precedente legge sull'abuso di posizione dominante che si rifà fra le altre fonti all'articolo 41 della costituzione che tutela la libertà dell'iniziativa economica privata. L'Ordine avrebbe deliberatamente e attivamente contrastato questa libertà costituzionale per tutelare il proprio oligopolio tenendo alte le tariffe a danno degli utenti e a vantaggio degli associati meno efficienti.

Il clima che si respira a Milano fra i notai è pesante al punto che, contattati dal Corriere della Sera, diversi notai confermano le accuse di De Martinis ma chiedono che non venga fatto il loro nome per paura di ritorsioni. Fra i notai che ci mettono la faccia c'è Sergio Todisco che afferma che "i procedimenti si abbattono contro quelli che fatturano di più" e poi Luca Romanelli che conferma:

Chi fattura di più subisce vessazioni continue. Tra richieste di documenti e fatture, senza motivo e anche la vigilia di Natale, avvertimenti, censure e multe pecuniarie, fino alla sanzione più grave della sospensione dell’attività, viviamo in un clima di costante tensione.

La battaglia fra l'articolo 41 della Costituzione e la casta notarile trasformata in oligopolio dal Consiglio Notarile di Milano si giocherà sul campo dell'Antitrust. Sempre che nell'assemblea del 6 febbraio prossimo il Consiglio non venga dimesso.