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La Camera è la vera vincitrice? Come votano gli ex presidenti al referendum costituzionale del 4 dicembre

Come vota chi ha ricoperto nel ramo esecutivo (il governo) e nel ramo legislativo (il Parlamento) il ruolo di presidente? Scopriamo come votano al referendum e avremo un risultato sorprendente.

Vi sono 9 ex presidenti del Consiglio in vita, di questi due, Arnaldo Forlani (in carica dal 1980 al 1981) e Giuliano Amato (2000-2001) non si sono espressi, il primo ha avuto alcuni problemi di salute, l’altro è un giudice della Corte Costituzionale.

Ciriaco De Mita (1988-1989), Silvio Berlusconi (1994-2011 non continui), Lamberto Dini (1995-1996), Massimo D’Alema (1998-1999) e Mario Monti (2011-2013) sono schierati per il No alla riforma costituzionale. Romano Prodi (1996-1998) e Enrico Letta (2013-2014) sono invece schierati per il Sì alla riforma costituzionale. 5 a 2 per il No.

Passiamo ai presidenti di quell’assemblea che la riforma costituzionale vorrebbe cambiare. Gli ex presidenti del Senato sono spaccati a metà: Renato Schifani (2008-2013) e Carlo Scognamiglio (1994-1996) sono schierati contro la riforma mentre Marcello Pera (2001-2006) e Franco Marini (2006-2008) la appoggiano.

Situazione favorevole al sì fra gli ex presidenti della Camera: Pierferdinando Casini (2001-2006), Luciano Violante (1996-2001) e Giorgio Napolitano (1992-1994). Voce fuori dal coro Irene Pivetti (1994-1996) che si oppone alla riforma.

Se prendiamo le dichiarazioni di voto di queste figure che in passato hanno ricoperto le cariche interessate dalla riforma, gli togliamo qualsiasi intenzione politica di piccolo interesse e li valutiamo come espressione dell’esperienza nel ramo a cui sono appartenuti scopriamo che chi ha ricoperto incarichi nel ramo legislativo è in maggioranza a favore della riforma, chi ha fatto parte dell’esecutivo invece è in maggioranza contrario.

Cosa aggiunge questa informazione a quanto sappiamo già? Siamo nel campo delle ipotesi ma la posizione degli ex presidenti delle assemblee potrebbe essere una conferma indiretta che in caso di approvazione sarà il Parlamento e in particolare la Camera dei Deputati a trarne dei vantaggi. La Camera dei Deputati avrà potere esclusivo non sono per dare fiducia al Governo (art. 55) ma anche ad esempio per deliberare lo stato di guerra (art. 78). Rimanendo l’unica Camera ad elezione diretta ed essendo titolare del rapporto di fiducia con il Governo i deputati e il presidente della Camera uscirebbero rafforzati dalla riforma.

Il no degli ex presidenti del Consiglio dei ministri potrebbe essere dovuto al fatto o che i poteri del capo dell’esecutivo sono ritenuti invece inadeguati. Nella precedente riforma della costituzione proposta dal centrodestra il 26 giugno 2006 Berlusconi appoggiava il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio mentre Prodi era sul fronte del No.