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Il sangue non è acqua ma la Cassazione è alcolica

Sentenza-shock della Cassazione. Ad Andrei Talpis non è stata riconosciuta l'aggravante della consanguineità nell'omicidio del figlio adottivo.

I fatti si svolsero nella notte del 26 novembre 2013. Durante l'ennesima lite con la moglie Elisaveta, il ragazzo sarebbe stato colpito dal padre per separarlo dalla madre aggredita subendo così il fendente fatale.

Denunce ingnorate

La moglie aveva avvisato le autorità delle violenze ben prima dell'epilogo costato la vita al figlio. La Corte Europea dei diritti umani ha già condannato lo Stato per l'inerzia con cui si è mosso nel suo caso.

Precedenti che non hanno impedito alla giustizia italiana di produrre un nuovo caso contrario al buonsenso.

Consanguineità e figli adottivi

Il ragazzo, adottato in Moldavia, non ha legami di sangue con il genitore omicida. Secondo la Cassazione quindi l'ergastolo non è comminabile, portando la pena dai 16 ai 20 anni di detenzione.

Se sconterà la pena per intero, Talpis raggiungerà in carcere l'età di 77 anni. Difficile quindi che l'ergastolo avrebbe comportato una pena effettiva differente.

È però lo spirito della sentenza della Cassazione a sconvolgere per un'idea di consanguineità e di famiglia vecchia di secoli e impressa nel Codice Penale, incompatibile con la sensibilità odierna.