Citizen Keynes: Donald Trump futurista giura e promette strade, autostrade, ponti, aereoporti, tunnel e ferrovie. Addio a Obamacare.
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Citizen Keynes: Donald Trump futurista giura e promette strade, autostrade, ponti, aereoporti, tunnel e ferrovie. Addio a Obamacare.

Donald Trump ha giurato ieri come 45° presidente degli Stati Uniti d'America. Nel discorso inaugurale che ha congedato i due mandati di Barack Obama, Trump ha tratteggiato anche il suo programma economico:

Costruiremo nuove strade, autostrade, ponti, aereoporti, tunnel e ferrovie da una parte all’altra della nostra meravigliosa nazione. Toglieremo le nostre persone dal welfare e le rimetteremo al lavoro, ricostruendo il nostro paese con mani americane e lavoro americano. Seguiremo due semplici regole: compra americano, assumi americano.

Bilancia commerciale

Lo squilibrio nella bilancia commerciale statunitense è poderoso, e i maggiori beneficiari di questo scambio merci-denaro sono Cina e Unione Europea, Germania in testa, tutti finiti sotto il fuoco del presidente nei mesi scorsi che da un lato plaude all’uscita della Gran Bretagna dall’UE e auspica che altri paesi la seguiranno e dall’altra punta il dito contro l’accordo di libero scambio NAFTA e l'entrata della Cina nel WTO che avrebbero impoverito la classe media americana.

Saldo della bilancia commerciale di Unione Europea, Germania, Cina e Stati Uniti in percentuale di PIL. Fonte: Banca Mondiale.

La posizione di Trump nei confronti del mondo non è diversa da quella dei paesi deboli dell’Eurozona nei confronti della Germania. Prima di dimettersi il presidente del consiglio Matteo Renzi aveva ripetutamente attaccato la Germania per il surplus della bilancia commerciale per le stesse ragioni per cui Trump attacca Cina e UE. Esponenti dello spettro opposto della sinistra europea anticapitalista come Thomasz Konicz hanno mosso le stesse critiche accusando gli stati che usano gli squilibri della bilancia commerciale di scaricare la crisi economica sugli stati più deboli creando enormi periferie di povertà.

Spinta keynesiana e investimenti

Il programma di Trump emerso dal discorso inaugurale contiene diversi elementi radicali, ma se è facile non scambiare il magnate americano per un anticapitalista non bisogna neppure scambiare Trump per un presidente keynesiano, parola di Yanis Varoufakis.

Ex ministro greco all’economia nel governo Tsipras, Varoufakis in un’intervista a Newsweek lo scorso novembre sosteneva come le politiche economiche repubblicane da Reagan in avanti siano state ipocrite e spregiudicate. Ipocrite perché i presidenti repubblicani in campagna elettorale promettevano riduzioni del peso del bilancio federale salvo poi trasformarsi in spendaccioni una volta in carica. Spregiudicate perché questo appesantimento del bilancio federale veniva finanziato dal debito pubblico.

Debito pubblico in percentuale di PIL. Gli Stati Uniti sono passati dal 39% del 1989 al 97% del 2015. Fonte: Banca Mondiale / IMF.

Spiega Varoufakis:

Il deficit spending può assumere una di queste tre forme: tagli alle tasse, aumento della spesa o una combinazione di questi due. I repubblicani, da Donald Reagan a George W. Bush come ora chiaramente Donald Trump, prediligono tagli alle tasse concentrando le spese aggiuntive negli approvvigionamenti alla Difesa.

La spesa in deficit però non era sempre auspicata da Keynes:

Keynes sosteneva la spesa in deficit solo in condizioni di bassa domanda, bassi investimenti, alta disoccupazione e tassi di interesse prossimi allo 0 […] In tutti gli altri casi (ad es. quando la disoccupazione è bassa e gli interessi in aumento) Keynes avrebbe messo in guardia contro il deficit spending. In realtà credeva che una volta risollevata l’economia il governo debba mutare il bilancio in surplus.

Cosa che non accade negli Stati Uniti dove “le tasse federali ammontano a circa il 18% del reddito nazionale” e il 17,7% se ne va per “difesa, sanità e sicurezza sociale”.

Questo lascia il bilancio federale con un piccolo deficit dell’1,2% anche prima che aggiungiamo qualsiasi altra cosa il governo federale deve pagare: infrastrutture pubbliche (strade, ponti e treni), ricerca biomedica e scientifica, istruzione e formazione, tribunali e prigioni, ricerca e sviluppo in energie rinnovabili e tecnologia. Tutte queste spese essenziali sono state pagate, di anno in anno, dal debito. […] Per diventare un fattore di stabilizzazione negli Stati Uniti, la spesa in deficit deve accompagnarsi ad uno sforzo determinato dell’IRS [nel] tassare le aziende (per i profitti sui diritti di proprietà intellettuale sviluppati negli USA ma i cui ricavi giacciono nascosti esentasse in paradisi fiscali, Irlanda inclusa) e dal Dipartimento del Tesoro nel porre fine all’immunità fiscale dell’1% (come Warren Buffet e altri di quella classe hanno caldeggiato).

Meno welfare più lavoro

Appena insediato Trump ha tolto il primo mattone dal bilancio federale. Il primo ordine esecutivo è stato infatti l’avvio dello smantellamento della Obamacare il programma che avrebbe dovuto universalizzare l’accesso alle cure mediche ma è nato azzoppato dalla maggioranza repubblicana quando Obama era ancora in carica.

Con una solida maggioranza del Senato in mani repubblicane e una lotta tutta interna al Partito Repubblicano alle porte, i prossimi quattro anni mostreranno se Trump dopo aver tolto il welfare agli americani saprà rimetterli al lavoro come promesso all’Inauguration Day. Il primo colpo a salve sulla sua presidenza potrebbe arrivare alle elezioni di medio termine del 6 novembre 2018: allora si saprà se gli elettori armeranno un colpo di avvertimento o di giubilo verso la politica economica dei due anni a venire.

Approfondimenti

Trascrizione del discorso inaugurale di Donald Trump, Washington Post

Cos’è la bilancia dei pagamenti, Borsa Italiana

Thomasz Konicz, Ascesa e caduta dell'Europa Tedesca, Monaco di Vestfalia 2015 ed it. Stampa Alternativa 2016