Canone Rai: in bolletta paghiamo tutti ma manca trasparenza. Come la Finlandia lo ha abbandonato aiutando le famiglie.
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Canone Rai: in bolletta paghiamo tutti ma manca trasparenza. Come la Finlandia lo ha abbandonato aiutando le famiglie.

18 dipendenti in trasferta a Parigi avrebbero fraudolentemente addebitato alla Rai spese inesistenti con la compiacenza di un ristoratore italiano sul posto. L’indagine è in corso e il sindacato Usigrai ha difeso tempestivamente i dipendenti dalle richieste di chiarimento nelle lettere inviate dal Personale. Le risorse umane si sono mosse su indicazione della polizia francese che ha avviato un’indagine sugli scontrini sospetti nell’attività del ristoratore.

Rivelato da Repubblica il 17 febbraio, lo scandalo si incastra nella tendenza iniziata almeno dal 2008 in cui la Rai ha visto calare i ricavi preservando voci di spesa discutibili. Nel 2015 la Rai ha speso in diarie 34,2 milioni di euro, quasi 3.000 euro all’anno per ognuno dei 11.747 dipendenti allora in organico. Le corrispondenze estere, un altro capitolo che in passato ha attirato l’attenzione sulla TV pubblica, peccano di opacità: sul sito istituzionale dell’azienda vengono riportati i nomi di giornalisti ormai in pensione come Gian Stefano Spoto, rimpiazzato dall’ex politico Pietro Marrazzo ormai due anni fa.

Marrazzo viene designato come corrispondente Rai da Gerusalemme in sostituzione di Gian Stefano Spoto con un compenso lordo di 239.687 euro nel 2015 mentre nello stesso anno i 7 corrispondenti esteri che incassavano un lordo superiore ai 200.000€ incassavano un totale di 1.594.037,05€. Dato che l’obbligo di pubblicazione è solo per le cifre superiori ai 200.000€, in molti dal 2015 ad oggi sono rientrati sotto questa soglia come Marco Varvelo (UK), Alberto Romagnolo (Belgio), Claudio Pagliara (Estremo Oriente) e Giovanna Botteri (USA) scomparendo così dai radar delle pubblicazioni online.

Tassa sull’inefficienza

Quando nel 2015 la TV di Stato si è trovata di fronte ai ricavi in calo da 6 anni aveva due possibilità: eliminare le proprie inefficienze o scaricarle sulla collettività. Il prelievo in bolletta del canone da qualsiasi utenza approvato quell’anno dal governo Renzi ha ridotto l’evasione che nel 2014 si aggirava attorno al 27% del totale. Questa iniezione di denaro non ha però aumentato l’efficienza del colosso pubblico.

I contribuenti stanno pagando una tassa che per il 2016 è stata di 113,5€ sulla bolletta elettrica dei contratti residenziali (D2). Le entrate provenienti dal canone costituiscono il 70% dei ricavi della Rai che ha incassato nel 2015 oltre un miliardo e mezzo di euro da 15 milioni di famiglie. [Esercizio 2015, pp. 85-86]

Gli operatori del settore elettrico sono stati arruolati controvoglia come agenti di riscossione tributi, portando a problemi come il doppio addebito erroneo del canone. Il canone Rai è a tutti gli effetti una tassa di possesso regressiva, né progressiva e neppure proporzionale, che colpisce indiscriminatamente tutte le famiglie indipendentemente dal reddito dei componenti.

Come fanno gli altri

L’Italia non è né il paese in cui il canone è più caro e neppure l’unico a far pagare direttamente le famiglie per il servizio. Tuttavia nel bilancio d’esercizio 2015 [p. 86] la Rai vuole dimostrare l’esiguità del canone prendendo ad esempio 7 altri paesi di cui solo 3 hanno lo stesso tipo di finanziamento.

Qualsiasi confronto sensato sul costo del canone dovrebbe riguardare i soli paesi che prevedono come in Italia sia il canone che la pubblicità. Un rapporto della Fondazione Sussidiarietà / Luiss del 2014 chiarisce i metodi di finanziamento di diversi paesi: “vi sono tre modi per finanziare la televisione che corrispondono a tre tipi di clienti: lo Stato, le imprese e le famiglie”.

L’Italia insieme a Svizzera e Austria riscuote il canone dalle famiglie e vi aggiunge il contributo delle imprese inserzioniste mentre il Regno Unito è parzialmente finanziato direttamente e non è quindi accomunabile. Secondo il rapporto in Italia però “le risorse derivanti dalla pubblicità “pesano” più che in ogni altro grande Paese europeo” influendo sulla programmazione. [Sus 2014, pp. 20, 28]

Svezia, Francia e Norvegia al contrario non prevedono la pubblicità per preservare la natura del servizio pubblico e evitare le influenze da parte delle imprese che acquistano gli spazi pubblicitari.

Rottamare il canone

Negli ultimi anni la riscossione del canone direttamente dalle famiglie è stata messa in discussione in diversi paesi. Nel 2013 la Finlandia ha sostituito il canone fisso con un’imposta variabile per scaglioni di redditoper combattere la regressività del canone, un po’ come accade con la nostra IRPEF. In questo modo in Finlandia pensionati e disoccupati non spendono più di 70€ mentre chi ha un reddito sufficiente arriva a pagare fino al doppio di questa cifra. L’imposta è incassata dallo Stato che poi finanzia direttamente la TV pubblica.

Come l'imposta che ha sostituito il canone sta aiutando le famiglie a basso reddito in Finlandia. In Italia tutte le famiglie pagano la stessa cifra, penalizzando sproporzionalmente le famiglie a basso reddito.

La Finlandia si è liberata dal modello italiano del canone televisivo per unirsi a paesi come la Russia, la Turchia, l’Islanda, l’Estonia, la Spagna e il Portogallo nei quali il finanziamento alla TV pubblica arriva dallo Stato.

L’Australia ha deciso di abolire del tutto la tassa sulla TV per spostarsi su un modello di sovvenzionamento diretto nel 1974 a ridosso del passaggio alla televisione a colori. “Il canone è diventato relativamente esoso da riscuotere – disse un deputato dell’opposizione – infatti nel 1973-74 riscuotere il canone in Australia è costato 3,4 milioni di dollari australiani. Secondo i calcoli altri 11 milioni di dollari non sono stati riscossi nonostante l’attività di circa 2,400 ispettori [...] i costi della riscossione del canone e del sistema di controllo versa in una situazione di sbilanciamento”.

Se in Australia questa situazione di sbilanciamento fu risolta in favore dei cittadini, in Italia 43 anni dopo una situazione analoga di evasione si è risolta con la riscossione a tappeto attraverso la bolletta a favore della Rai. Che continua a battere cassa alle famiglie.

Per saperne di più

Esercizio 2015: Bilancio Rai 2015

Sus 2014: Il servizio pubblico, Fondazione per la Sussidiarietà / LUISS